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Papiense / Pavia

Legatenkonzil; 1128

 

L’Historia Mediolanensis di Landolfo di San Paolo riporta i fatti relativi al concilio convocato a Pavia nel 1128 dal legato pontificio il cardinale Giovanni da Crema, uno dei più stretti collaboratori di papa Onorio II, causato dall’incoronazione di Corrado di Hohenstaufen ad opera dell’arcivescovo di Milano, Anselmo della Pusterla. Di questo sinodo non sono giunti a noi ulteriori documenti, quali atti, decreti, lettere di convocazione o elenco dei partecipanti. In merito alla datazione del concilio, esiste una divergenza di opinioni: 1128 (Mansi, Hefele), 1128 oppure 1129 (Bosisio, Zerbi), 1129 (Kehr, Cazzani).

     Il 29 giugno 1128 a Monza e il 22 luglio a Milano, Anselmo della Pusterla aveva incoronato re d’Italia Corrado di Hohenstaufen, nipote dell’imperatore Enrico V morto il 23 maggio 1125, il quale pretendeva la corona imperiale in opposizione a Lotario di Suplimburgo, eletto dalla maggioranza dei principi tedeschi, incoronato il 13 settembre 1125 ad Aquisgrana dal vescovo di Colonia e confermato da Onorio II il 21 luglio 1126. Tale atto è da leggersi all’interno della difficile relazione esistente tra il vescovo ambrosiano e il Romano Pontefice. Da tempo la diocesi milanese rivendicava un posto distinto tra le Chiese italiane che si concretizzava nella tenace difesa del duplice privilegio di sedere alla destra del papa durante le assemblee episcopali e di ricevere il pallio a Milano dalle mani di un legato, anziché a Roma dal papa. Entrambe queste prerogative vennero più volte disattese e causarono in pochi anni la rottura tra la sede ambrosiana e la sede petrina: Anselmo decise di sposare la causa di Corrado, che, sfruttando l’appoggio di alcuni principi tedeschi in opposizione ai vescovi e al papa, ambiva a scalzare Lotario dalla carica imperiale. Al tempo stesso per Corrado l’incoronazione a Re d’Italia avrebbe significato una legittimazione del suo potere sul territorio italiano.

     L’Historia Mediolanensis non precisa il nome dei vescovi partecipanti, ma sottolinea solo la presenza dei vescovi suffraganei. Pertanto, i presenti potevano essere i seguenti: Anselmo di Vercelli (1124-1132), san Landolfo di Asti (1103-9 luglio 1134), Azzone di Aqui (da prima del 7 aprile 1098-dopo il settembre 1132), Guido di Ivrea (1122-1162), Pietro II di Tortona (1111-30 maggio 1134), Litifredo di Novara (1123-17 maggio 1151), Robaldo di Alba (prima del dicembre 1125-29 luglio 1135), Eriberto di Aosta, Sigifredo di Genova (1123-17 luglio 1129), Ottone di Albenga (1125-dopo il 1142), Allone di Lodi (1128-1130), Villano di Brescia (1116-1133), Ambrogio III di Mozzo vescovo di Bergamo (1111-1133), Oberto da Dovara vescovo di Cremona (1117-1162) e Simone Malvicino di Bobbio (prima del novembre 1125-1148). È difficile stabilire chi fosse il vescovo di Torino, Savona e Ventimiglia alla data del concilio. Da notare che le diocesi di Pavia, Como e Mantova, pur trovandosi a pochi chilometri di distanza da Milano, non appartenevano alla metropolia milanese. Ciò nonostante, prese parte anche il vescovo pavese Bernardo Lonati (1119-1130), che ospitò nella sua diocesi il concilio. Non è indicato il motivo per cui venne scelta Pavia come sede, forse per la sua condizione di indipendenza giuridica nei confronti delle altre Chiese del Nord Italia oppure per la forte personalità del vescovo Bernardo, sempre particolarmente fedele alla sede romana.

     Da quanto riportato da Landolfo di San Paolo, Anselmo della Pusterla comunicò al concilio che nel giro di pochi giorni sarebbe arrivato a Pavia per difendere la sua posizione. Gli altri vescovi, in particolare quelli di Pavia, Cremona e Novara premettero per giungere quanto prima ad un giudizio di condanna. Anselmo venne così scomunicato in quanto, secondo il concilio, i suoi atti erano contrari a Dio e all’imperatore Lotario. La scomunica, però, non provocò gravi turbolenze a Milano, poiché la maggior parte dei cittadini rimase fedele al vescovo Anselmo. Proprio per questo motivo si può affermare che il sinodo di Pavia decretò in modo formale l’inizio di un “piccolo scisma” della Chiesa ambrosiana che si concluderà solo nel 1135 con il concilio di Pisa.

     Che la situazione riguardante il monastero piacentino di San Sisto sarebbe stato trattato dal Concilio e rinnovata la scomunica per la sua badessa Febronia (sostenuta da S. Rossi) non trova resoconto nelle fonti.

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QQ: Landolfo di San Paolo, Historia Mediolanensis 1097-1137, in: MGH.SS XX, 44, n. 39; Mansi XXI, 373-374; G. Bosisio, Concilia Papiensia, Constitutiones Synodales et Decreta Dioecesana, Pavia 1852, 91-92.

Lit.: Hefele - Leclercq, Histoire des Conciles, vol. V/1, 672; P. F. Kehr, Rom und Venedig bis ins XII. Jahrhundert, in: QFIAB 19 (1927) 1-180, qui 124; D. Balboni, Pavia (1128), in: DizCon 3 (1965) 367; P. Zerbi, I rapporti di S. Bernardo di Chiaravalle con i vescovi e le diocesi d’Italia, in: Tra Milano e Cluny. Momenti di vita e cultura ecclesiastica nel secolo XII, Roma 1978, 3-109; Id., La Chiesa Ambrosiana di fronte alla Chiesa Romana dal 1120 al 1135, in: ibid., 125-230; E. Cazzani, Vescovi e arcivescovi di Milano, Milano 1996, 130-132; S. Rossi, Arduino vescovo di Piacenza (1121-1147) e la chiesa del suo tempo, in: Aevum 66 (1992) 197-232; F. Forlani, F., I sinodi in Italia tra i pontificati di Onorio II ed Eugenio III (1124-1153), Roma 2019, 56-66.

 

 

Forlani, Filippo

April 2020

 

Empfohlene Zitierweise:

Forlani, Filippo, “Papiense / Pavia: Legatenkonzil; 1128" in: Lexikon der Konzilien [Online-Version], April 2020; URL: http://www.konziliengeschichte.org/site/de/publikationen/lexikon/database/1813.html