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Torcellense / Torcello

Legatenkonzil; 1127

 

Ughelli riporta il resconto del concilio celebratosi nel settembre del 1127 a Torcello, un’isola della laguna Veneta. Eccetto questo sintetico documento, ripreso dal Mansi, non disponiamo di altre fonti quali atti, decreti o convocatorie. Il sinodo venne presieduto dal patriarca di Grado Giovanni Gradenigo (1105-1130), Nova Aquileia totius Venetiae et Istriae caput et metropolis, che dal 1112 risiedeva all’interno del territorio lagunare della diocesi di Castello presso la chiesa di San Silvestro e non più a Grado, entrata in uno stato di grave decadenza. Congiuntamente al patriarca presiedevano il legato pontificio il cardinal Stefano Stornato (primo cardinale proveniente dal territorio veneziano) e il doge Domenico Michiel. Presero parte e firmarono gli atti anche i vescovi Pietro di Caorle, Giovanni di Equilio, Aurio di Cittanova Eracliana, Stefano di Malamocco e altri chierici; unico assente tra i vescovi della laguna, Bonifacio Falier della diocesi di Castello. La fonte non riporta la sede del concilio, ma verosimilmente si tenne presso la Cattedrale di Santa Maria Assunta.

    Il motivo della convocazione risulta essere una grave discordia sorta tra il vescovo di Torcello Stefano Silverio (vescovo dal 1106 al 1152) e i canonici della Cattedrale, che non solo si rifiutavano di obbedire al vescovo, ma lo ingiuriavano lanciandogli contumelie ed offese. Purtroppo non sono pervenute altre fonti che consentano di comprendere i motivi del dissidio e gli esigui documenti a noi pervenuti non presentano una versione univoca della figura del vescovo. Da un lato il Corner ci offre una magnifica testimonianza della vita di pietà e di virtù del vescovo Stefano, presentato anche come un eccellente omileta. Dall’altro il Kehr riporta due lettere in cui papa Pasquale II lo riprende per il suo comportamento brusco nei confronti di un sacerdote della chiesa di San Lorenzo e gli intima di seguire le indicazioni degli altri vescovi della laguna se non vuole che un determinato atto, di cui si ignora il contenuto, non si possa convalidare.

    Durante l’assise si raccolsero le necessarie informazioni ed i canonici, dopo aver ammesso le colpe a loro imputate ed essersi convinti delle mancanze commesse, vennero deposti dal loro grado. Al tempo stesso i partecipanti al sinodo chiesero al vescovo Stefano di manifestare nei loro confronti misericordia e reintegrarli nel loro ministero, con la condizione che in futuro non compissero il medesimo reato, nel qual caso tale condanna sarebbe stata loro nuovamente imposta.

    Questo concilio, apparentemente poco significativo, si dimostra di particolare interesse per diversi motivi. In primo luogo dimostra che erano stati superati i dissidi sorti tra il 1108 e il 1114 che causarono la mancata celebrazione di un sinodo della provincia ecclesiastica gradense: papa Pasquale II, infatti, indirizzò tra il 1109 e il 1115 una lettera al patriarca Gradenigo e agli altri vescovi in cui si dolse per il fallimento del concilio provinciale convocato per l’estate precedente e sospeso a causa di una discordia sorta tra i vescovi pro vario cathedrarum situ, ossia sulla disposizione da prendere all’interno dell’assise. In secondo luogo, quest’assise testimonia la presenza in Torcello di una comunità strutturata di canonici che viveva accanto alla chiesa Cattedrale. Negli stessi anni non si verifica un fenomeno analogo a quello di Torcello nelle altre diocesi della laguna Veneta: la presenza dei canonici, infatti, non è attestata nelle altre circoscrizioni se non in un atto del 1093 della Chiesa di Grado, in cui vengono menzionati per la prima volta i canonici che intervennero in una concessione livellaria a fianco del patriarca. Solo a Torcello riuscirono ad assumere con rapidità una fisionomia propria, a tal punto che nel 1176 diventarono i detentori del diritto di elezione vescovile. In terzo luogo, questo sinodo conferma il coinvolgimento diretto dei dogi nelle questioni relative alla vita ecclesiastica della Serenissima, come accaddeprecedentemente nel 1110, quando il vescovo di Malamocco, Enrico Grancarolo, trasferì la sede episcopale a Chioggia solo dopo aver ottenuto la facoltà dal doge Ordelaffo Falier o nel 1121, anno in cui lo stesso Michiel, insieme al patriarca di Grado, lesse in un’assemblea cittadina, convocata a San Marco, la lettera di Callisto II, in cui richiedeva l’invio di un contingente militare per aiutare i crociati.

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QQ: IS V, 1370–1371; Mansi XXI, 347–350; Flaminio Cornaro, Ecclesiae Venetae antiquismonumentis, VIII, Baptistae Pasquali, Venezia 1749, 118; IP VII.2, 21, n. 38.

Lit.: Hefele - Leclercq, Histoire des Conciles, V.1, 667–668; G. D. Gordini, Torcello (1127), in:DizCon V, 1966, 345; G. Cracco, Chiesa e Istituzioni civili nel secolo della quarta crociata, in: G. Cracco – F. Tonon (a cura di), La Chiesa di Venezia nei secoli XI-XIII, Venezia 1988, 34–35; D. Rando, Una Chiesa di frontiera: le istituzioni ecclesiastiche veneziane nei secoli VI-XII, Bologna 1994, 77–78; F. Forlani, I sinodi in Italia tra i pontificati di Onorio II ed Eugenio III (1124-1153), Roma 2019, 51–56.

 

Forlani, Filippo